Spill the tea. Le origini del Romance (parte 2)


Buongiorno lettori del Salotto,
Se vi ricordate, la scorsa settimana, su SPILL THE TEA abbiamo affrontato le origini del romanzo rosa, ovvero il nostro pane quotidiano. Oggi, vogliamo discutere con voi di come sia cambiato questo genere.

Com'è cambiato il Romance

Sappiamo benissimo quanto spesso sia criticato, ma le classifiche parlano chiaro: il romance vende. E vende tanto. Abbiamo sempre mal sopportato chi lo addita come “lettura di serie B” senza conoscerne i contenuti, ma capiamo che ormai viene pubblicato di tutto, e questo “tutto” non sempre rispecchia un canone fondamentale: la qualità. Ma non siamo qui a parlare di questo. Siamo qui perché noi crediamo in questo genere, lo difendiamo con le unghie e con i denti e non ci vergogniamo a dire cosa ci piace leggere. 

Ciò che è stato sempre detto del romance è che si trattasse di un genere frivolo e per le donne – abbiamo sentito qualcuno attribuirlo alle casalinghe disperate, un’offesa davvero sconclusionata e oltraggiosa – ma ciò di cui non si tiene conto è che siamo tutti alla ricerca dell’amore, ad un certo punto della nostra vita. Il romance ci offre solo una finestra in cui entrare, per farci perdere nella storia di personaggi immaginari, facendoci staccare la spina in un certo senso, ma trasportandoci in un altro luogo, nella storia – che poi è ciò che un libro dovrebbe fare. Trasportarci al suo interno. 

Frivolo non lo è di certo. O, meglio, magari alcune storie possono esserlo, ma se dovessimo metterci ad analizzare ogni singolo libro prodotto, quanti di quelli della cosiddetta “narrativa” si salverebbero? Abbiamo visto libri rimanere sugli scaffali a oltranza, ne abbiamo letti molti senza alcun filo logico, eppure di quelli non si parla mai. Quelli sono letteratura per intellettuali.  

Ebbene. Ci sono un’infinità di ragioni per non considerare il romance un genere di serie B, ma se proprio vogliamo riassumerle, diremo che ve ne sono tre:
1. Femminismo: in quasi tutti i romance, ormai, le eroine sono alla ricerca di se stesse. Non cercano solo l’amore – che è anche legittimo – ma un posto in una società in cui sappiamo non esistere la parità di genere; inseguono i loro sogni proprio come fanno tutti nella vita quotidiana, ma la strada è lastricata da intoppi e difficoltà e non è mai tutto rose e fiori. Si affrontano i problemi quotidiani, si lotta per raggiungere un obiettivo e, sì, facendolo, si inciampa spesso nell’amore.
2. Realismo e spessore psicologico: benché un tempo i romanzi rosa fossero pieni di Mary Sue – ovvero un personaggio creato dall’autore che scade nel cliché letterario, monodimensionale e poco sviluppato, oltre a essere troppo bravo in tutto per essere reale – oggi i romanzi rosa non risparmiano il realismo. Ricordiamoci che “rosa” è solo un modo per definire una storia in cui si parli d’amore, ma non per questo dev’essere banale, scontata o priva di realismo. 
3. Non sempre c’è il lieto fine: È vero, ogni storia ha un suo finale e, in qualche modo, l’amore deve trionfare. Ma non è vero che lo faccia, un esempio che ci viene in mente è Proibito di Tabitha Suzuma, forse il romanzo più struggente che abbiamo mai letto.


Voi cosa ne pensate dei romanzi rosa di oggi? Vi è mai capitato che qualcuno facesse dei commenti sgradevoli sapendo che leggete questo tipo di romanzi? 
Fatecelo sapere!

Alla prossima,


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