Buongiorno lettori,
dopo una Pasqua insolita, torniamo con con Un divano per tre. Oggi ospitiamo un'autrice che abbiamo conosciuto al Rare di Roma a Settembre 2019, una ragazza davvero gentile, genuina e talentuosa. Siamo felici di avere con noi Anna Nicoletto che ci ha raccontato un po' di sè, della sua parentesi con una grande CE e del suo ritorno al self publishing. Scoprite le sue risposte alla nostra intervista! Benvenuta Anna!
Anna Nicoletto
Ciao Anna, siamo davvero felici di ospitarti oggi a “Un divano per tre”.
Ti va di raccontarci qualcosa di te?
Ti va di raccontarci qualcosa di te?
Ciao ragazze! È un piacere essere su questo divano virtuale con voi! Nella vita di tutti i giorni sono un incrocio un po' sbilanciato tra una dipendente da serie tv, una gattara, un’amante del Kindle, una madre di due piccole pesti e una nerd, che cerco di far convivere pacificamente nello stesso corpo.
La mia avventura self comincia a luglio 2016, quando ho auto-pubblicato Gli effetti collaterali delle fiabe. Avevo voglia di mettermi in gioco per capire se la mia storia potesse piacere a qualcuno e il self publishing per questo è perfetto, ti dà la possibilità di misurarti direttamente con i lettori.
Cosa hai imparato dalla tua parentesi con una CE?
Sono stata soddisfatta dell’esperienza trascorsa in casa editrice, Piemme è un ambiente davvero professionale. Detto ciò, la parentesi in libreria è stata un po’ croce e delizia, mi ha permesso di conoscere lettori che altrimenti non avrei mai incontrato, ma anche messa di fronte alle difficoltà del sistema.
Qual è la più grande sfida che hai dovuto affrontare nella tua carriera da scrittore?
Forse la più grande sfida è stata quando ho tagliato circa 50 pagine di un romanzo perché non mi convincevano. Prima di farlo, non ho dormito per due notti. Avevo già tagliato capitoli in precedenza, ma mai avevo tagliato di netto 50 pagine. Solo che, appunto, l’alternativa era non dormire di notte! E quindi ho seguito l’istinto e l’ho fatto (spoiler: non avrei potuto decidere meglio).
Un’altra sfida piuttosto impegnativa è sempre l’inizio di un nuovo progetto, quando ci sei tu e la tua pagina bianca e tutto il tuo entusiasmo e ovviamente nessuno a dirti “vai avanti così che andrà tutto benissimo!”. Ci devi credere e devi fidarti del tuo giudizio, almeno all’inizio (poi per fortuna intervengono anche altre figure, ma per quanto mi riguarda l’inizio è sempre solitario).
Nella prima e seconda versione del libro (quella autopubblicata nel 2016 e poi ripubblicata da Piemme nel 2017, che sono identiche) la voce narrante era solo di Melissa e quindi tutto veniva filtrato dalla sua visione del mondo. Nel corso degli anni alcune lettrici mi avevano chiesto se avrei mai scritto anche dal punto di vista di Stefano e così per esperimento avevo riscritto il primo e il secondo incontro con i suoi occhi. E lì ho scoperto che mi piaceva un sacco entrare nella sua testa! Quando poi ho riavuto i diritti della storia, avevo già deciso che avrei aggiunto la sua voce. È stata un’operazione molto delicata, perché normalmente ogni capitolo ha il compito di portare avanti la storia, e se vai a inserire dei capitoli in un libro già completo e finito, sai che ti stai addentrando in un terreno rischioso. Avevo cominciato a scriverli ma ero anche pronta a tagliarli se non avessero funzionato. Alla fine però ho trovato un buon bilanciamento e ho usato il suo spazio per farlo conoscere senza il filtro di Melissa, per mostrare il suo “dilemma morale”, per vedere qualche dietro le quinte e mostrare un paio di scene che nella prima versione venivano raccontate a voce da lui. A mio parere il doppio punto di vista è utile proprio per questo, per metterti nella testa di entrambi i personaggi e sperimentare come si percepiscono a vicenda e vivere il conflitto da entrambe le parti.
Certo, dipende anche dal tipo di storia che si racconta: ci sono strutture narrative che per come nascono non permettono il doppio POV, per esempio non avrei mai potuto farlo ne Gli effetti collaterali dell’amore, perché presuppone che le carte di James restino sempre coperte.
Un’altra sfida piuttosto impegnativa è sempre l’inizio di un nuovo progetto, quando ci sei tu e la tua pagina bianca e tutto il tuo entusiasmo e ovviamente nessuno a dirti “vai avanti così che andrà tutto benissimo!”. Ci devi credere e devi fidarti del tuo giudizio, almeno all’inizio (poi per fortuna intervengono anche altre figure, ma per quanto mi riguarda l’inizio è sempre solitario).
Stiamo leggendo Gli effetti collaterali delle fiabe e i capitoli sono narrati sia da Melissa che da Stefano. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di scrivere da entrambe le prospettive?
Nella prima e seconda versione del libro (quella autopubblicata nel 2016 e poi ripubblicata da Piemme nel 2017, che sono identiche) la voce narrante era solo di Melissa e quindi tutto veniva filtrato dalla sua visione del mondo. Nel corso degli anni alcune lettrici mi avevano chiesto se avrei mai scritto anche dal punto di vista di Stefano e così per esperimento avevo riscritto il primo e il secondo incontro con i suoi occhi. E lì ho scoperto che mi piaceva un sacco entrare nella sua testa! Quando poi ho riavuto i diritti della storia, avevo già deciso che avrei aggiunto la sua voce. È stata un’operazione molto delicata, perché normalmente ogni capitolo ha il compito di portare avanti la storia, e se vai a inserire dei capitoli in un libro già completo e finito, sai che ti stai addentrando in un terreno rischioso. Avevo cominciato a scriverli ma ero anche pronta a tagliarli se non avessero funzionato. Alla fine però ho trovato un buon bilanciamento e ho usato il suo spazio per farlo conoscere senza il filtro di Melissa, per mostrare il suo “dilemma morale”, per vedere qualche dietro le quinte e mostrare un paio di scene che nella prima versione venivano raccontate a voce da lui. A mio parere il doppio punto di vista è utile proprio per questo, per metterti nella testa di entrambi i personaggi e sperimentare come si percepiscono a vicenda e vivere il conflitto da entrambe le parti.
Certo, dipende anche dal tipo di storia che si racconta: ci sono strutture narrative che per come nascono non permettono il doppio POV, per esempio non avrei mai potuto farlo ne Gli effetti collaterali dell’amore, perché presuppone che le carte di James restino sempre coperte.
Come convinceresti qualcuno che non ti conosce ancora a leggere la serie Frisco?
Per prima cosa, per chiarezza, direi che nella serie Frisco i romanzi sono tutti autoconclusivi e hanno un buon grado di indipendenza tra loro.
Poi, che c’è un trio di amici molto notevoli, che sono i protagonisti dei tre volumi: Will è quello burbero, diffidente e riservato, Jackson è un seduttore seriale, solare e cretino e Logan è un giocatore nato, ambizioso e stronzo.
C’è l’amicizia delle loro controparti femminili, ci sono rapporti di amore-odio che sembrano vicoli ciechi senza speranza e rapporti di amicizia uomo-donna che sono delle vere torture. E tanta voglia di realizzarsi e trovare la propria strada.
E poi c’è San Francisco che fa da sfondo: dai quartieri lussuosi del Financial e del Marina District al malfamatissimo Tenderloin, tra stamperie, ristoranti thai e lavanderie automatiche, fino ai dormitori, le aule e i viali alberati del campus della San Francisco State University.
Poi, che c’è un trio di amici molto notevoli, che sono i protagonisti dei tre volumi: Will è quello burbero, diffidente e riservato, Jackson è un seduttore seriale, solare e cretino e Logan è un giocatore nato, ambizioso e stronzo.
C’è l’amicizia delle loro controparti femminili, ci sono rapporti di amore-odio che sembrano vicoli ciechi senza speranza e rapporti di amicizia uomo-donna che sono delle vere torture. E tanta voglia di realizzarsi e trovare la propria strada.
E poi c’è San Francisco che fa da sfondo: dai quartieri lussuosi del Financial e del Marina District al malfamatissimo Tenderloin, tra stamperie, ristoranti thai e lavanderie automatiche, fino ai dormitori, le aule e i viali alberati del campus della San Francisco State University.
Pensi che ci siano generi di serie A e generi di serie B?
Assolutamente no! Esistono libri scritti bene e libri scritti male, come diceva Oscar Wilde… e poi anche libri che in un dato momento fanno per noi e libri che non hanno ancora trovato il momento giusto che ce li fa apprezzare o amare.
Hai mai frequentato corsi di scrittura? Cosa ne pensi?
Ho frequentato un corso di scrittura quando avevo vent’anni. Ero affascinata dal mestiere dello scrivere e ho voluto provare e iscrivermi, al tempo non conoscevo nulla dell’editoria se non i nomi delle case editrici e le loro pagine “invio manoscritti”. Il corso era organizzato da un’associazione culturale e io la prima sera sono tornata a casa arrabbiatissima perché il docente aborriva la narrativa commerciale. Io leggevo principalmente quella, mi faceva emozionare, mi intratteneva, e volevo imparare a scriverla.
Non mi è servito molto, ma sicuramente mi ha iniziata all’eterna disputa tra “serie A” e “serie B” di cui parlavamo prima…
Non mi è servito molto, ma sicuramente mi ha iniziata all’eterna disputa tra “serie A” e “serie B” di cui parlavamo prima…
Hai nuovi progetti in mente? Ti va di anticiparci qualcosa?
Al momento sto finendo di scrivere il terzo libro della serie Frisco, e poi mi dedicherò a un romance contemporaneo che non farà parte di nessuna serie, sarà una commedia romantica, il nome in codice al momento è OW e nelle mie intenzioni avrà un taglio molto divertente.
La nostra intervista finisce qui! Ti ringraziamo per aver partecipato e ti auguriamo buona fortuna per i tuoi progetti futuri, insieme a un grande in bocca al lupo per i tuoi romanzi!
Grazie per averi ospitata!
Grazie per averi ospitata!
Facebook: Anna Nicoletto Author
Instagram: @anna_nicoletto
L'appuntamento con l’autrice non si è ancora concluso, vi aspettiamo venerdì con l’approfondimento del suo romanzo “Gli effetti collaterali delle fiabe”. Stay tuned!




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