[Un tè con le sorelle Brontë] Villette di Charlotte Brontë


Buongiorno lettori del blog,
per la nostra rubrica Un tè con le sorelle Brontë, oggi vi proponiamo la lettura di un romanzo uscito nel 1853, Villette di Charlotte Brontë, edito dalla Newton Compton Editori. Chiara vi dice cosa ne pensa, seguitela nella sua recensione.

Titolo: Villette
Autore: Charlotte Brontë
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Historical romance
Finale: Autoconclusivo
Pagine: 223
Prezzo: 3,68 (Ebook 3,99)

TRAMA
Pubblicato nel 1853, Villette è l’ultimo romanzo compiuto di Charlotte Brontë, e da taluni è considerato il suo vero capolavoro. Un’opera percorsa da una forza straordinaria che si rispecchia nella determinazione della protagonista, la timida Lucy Snowe. Orfana e sola, Lucy ottiene un posto presso un collegio femminile nella città di Villette, dove spera di lasciarsi finalmente alle spalle le difficoltà del passato e iniziare una nuova vita. Ricco di elementi autobiografici, il romanzo ci regala il ritratto di un’eroina estremamente moderna, sensibile e combattiva, animata da una passione travolgente che la rende viva, reale. L’espediente del doppio, la lucidità d’introspezione, le molteplici sfaccettature dei personaggi, il loro modo di evolversi e definirsi gradualmente e con estrema precisione man mano che la vicenda si snoda, rendono Villette un piccolo gioiello della letteratura ottocentesca. «Villette! Villette!», scrisse George Eliot, «è un romanzo ancora più incredibile di Jane Eyre. C’è qualcosa di sovrannaturale nella sua forza». 
Recensione

Lucy Snowe  è una ragazza orfana che deve provvedere al mantenimento di se stessa.
Morta l’anziana signora per cui ha lavorato, Lucy intraprende un lungo viaggio e si trasferisce sul continente, nella città di Villette, nel Labassecour. Qui trova un impiego come insegnante presso il pensionnat di Madame Beck dove conduce una vita solitaria in compagnia delle allieve e delle maestre di Rue Fossette.
La sua esistenza solitaria si interrompe quando ritrova la sua madrina, Louisa Bretton e il figlio di lei, il dottor John Graham Bretton. Con lui ha inizio un rapporto di sincera amicizia suggellata dallo scambio di alcune lettere cui seguirà un’inaspettata e brusca interruzione.
All’interno del collegio femminile Lucy si imbatte nel professor Paul Emanuel, uomo irruento e di umore instabile che, progressivamente, instaura con lei una fraterna amicizia cui Lucy sembra non poter fare a meno. Quando il professore è costretto a partire per un lungo viaggio, la separazione tra i due sembra inevitabile...

Ultimo romanzo compiuto di Charlotte Brontë, Villette si presenta come un romanzo complesso e ricco di sfaccettature; è senza dubbio una lettura impegnativa che richiede al lettore uno sforzo non piccolo.
Siamo di fronte a un’eroina forte e indipendente che si trova, sola, ad affrontare le tempeste della vita. Di natura appassionata, sebbene celata da un atteggiamento calmo e stoico, Lucy Snowe si muove nella realtà del mondo dotata unicamente delle sue capacità.
È coraggiosa, determinata, decisa a dare un senso e a pianificare la propria vita, ma priva di affetti.
È la solitudine interiore l’elemento che la caratterizza maggiormente; spesso è al servizio della volontà altrui senza perdere mai in fermezza; nessuno la può obbligare a fare ciò che non vuole.
Piccola, anonima e oscura non può non ricordare un’altra eroina familiare al lettore: Jane Eyre.
Con una differenza: mentre Jane riesce a coronare il suo sogno d’amore, per Lucy non c’è spazio per i sogni, il destino spezzerà l’unico legame che la univa a colui che amava.
Nonostante la solitudine, la miseria e la perplessità, il mio cuore, nutrito e rinvigorito dalla forza d’una gioventù che non contava ancora ventitré primavere batteva leggero e senza debolezze. Senza debolezze, certamente, altrimenti avrei tremato all’idea di quella passeggiata solitaria, che mi conduceva attraverso campi silenziosi, senza incontrare né un villaggio né una fattoria né una capanna; avrei tremato per l’assenza della luna, perché fu alla sola luce delle stelle che dovetti riconoscere il sentiero vagamente tracciato; avrei tremato ancor più per la presenza indesiderata dello spettacolo che quella sera brillava a nord, emozionante mistero: l’aurora boreale.
Ma quella solenne sconosciuta esercitò su di me un’influenza ben diversa dalla paura. Sembrò donarmi invece una forza nuova. Respirai energia insieme alla fresca e lieve brezza che spirava sul mio sentiero.
Un’idea ardita mi penetrò nella mente; e la mente fu forte a sufficienza per accoglierla.
Uno dei sentimenti che pervade il romanzo è il sentimento dell’amicizia. Mi riferisco soprattutto alle due amicizie maschili di Lucy, quella con il dottor John, prima, e quella, determinante, con il Professor Emanuel, poi.
Lucy prova un grande affetto per Graham Bretton, che conosce sin da ragazzo. È un uomo allegro, bello, cordiale; è con lui che Lucy vive le sue prime esperienze all’esterno di Rue Fossette: con lui si reca a un concerto, frequenta il teatro e con lui vive il suo primo sincero affetto del cuore.
Tra i due inizia una corrispondenza che sembra regalare a Lucy, per la prima volta nella vita, qualche momento di felicità. Ma la felicità dura poco; ben presto Lucy, con suo profondo dispiacere, non riceverà più lettere da Graham.
Il dottor John, infatti, sembra essere più interessato alle sue vicende sentimentali di cui Lucy è spettatrice: prima si innamora di Ginevra Fanshawe, una ragazza molto bella ma vuota e superficiale, che vive con Lucy nel collegio; accortosi poi della pochezza di sentimenti della ragazza, concentra le sue attenzioni su mademoiselle de Bassompierre, Paulina – la piccola Polly che giocava con lui quando era ancora un ragazzo -  una ragazza bella e delicata come una fata che, a differenza della cugina, prova per lui un sentimento autentico.
Ma veniamo all’altro personaggio maschile: il professor Paul Emanuel. Uomo dal cuore spezzato, non bello, impaziente, focoso, caustico.
Dopo innumerevoli scontri e litigi, Monsieur Paul diviene con Lucy buono e gentile e cerca in lei un’amica intima come una sorella. 
«Petite soeur», diss’egli: « per quanto tempo si ricorderebbe di me, se si fosse separati?»
«Questo, Monsieur, non posso dirlo, perché non so quanto tempo passerà prima del momento in cui cesserò di ricordarmi di qualsiasi cosa terrena».
«Se dovessi andare al di là del mare per due, tre, cinque anni, mi darebbe il benvenuto al mio ritorno?»
«Monsieur, come farei a vivere durante quell’intervallo?»
«Pourtant j'ai été pour vous bien dur, bien exigeant».
Nascosi il volto col libro, perché era bagnato di lacrime. Gli domandai perché parlasse così; rispose che non avrebbe più parlato in tal modo, gentilmente, incoraggiandomi e riuscendo a rallegrarmi nuovamente. Tuttavia la dolcezza con cui mi trattò durante il resto della giornata mi giunse in qualche modo al cuore. Era troppo tenera. Era anche pervasa di tristezza. Avrei preferito che Monsieur si mostrasse tagliente, capriccioso e iracondo secondo il suo solito.
Il linguaggio utilizzato è ricco e descrittivo, costituisce un tutt’uno con l’introspezione psicologica dei personaggi.
Essendo un romanzo impegnativo e corposo, lo consiglio soprattutto a chi ha già familiarità con la scrittura e lo stile di Charlotte Brontë e a tutti coloro che vogliono cimentarsi con una scrittura densa e matura.
Villette è un romanzo in cui si respira una forza vitale, la stessa che fece esclamare a George Eliot: « Villette! Villette! è un romanzo ancora più incredibile di Jane Eyre. C’è qualcosa di sovrannaturale nella sua forza». 



Voto: 5



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