Tea, cookies &... Oltre la tempesta


Buongiorno lettori del Salotto,
come ogni venerdì siamo qui con l’appuntamento con Tea, cookies &… che chiude anche questa settimana. Silvia Civano, protagonista della nostra settimana (la sua intervista la trovate), oggi ci illustra il suo romanzo dal titolo Oltre la tempesta. Vi invitiamo a leggere il post non solo per saperne di più a riguardo, ma anche per le meravigliose foto che ha scattato Silvia dei luoghi in cui si svolgono le vicende e, per la bellezza che traspare dal suo racconto. Non perdetevelo!

IL ROMANZO - A tu per tu con Silvia Civano

La storia mi è venuta in mente lo scorso inverno, durante una gita nelle Everglades. Ero sull’airboat al Gator Park e, mentre la guida ci indicava gli alligatori che prendevano il sole nella palude, ho pensato che sarebbe stato bello scrivere un libro ambientato in Florida. Poi, quando sono andata a vedere lo spettacolo con gli alligatori e i coccodrilli, la storia ha iniziato a prendere forma nella mia mente. Il ranger illustrava le differenze tra alligatori e coccodrilli. Gli animali in quel parco erano i padroni, e gli umani gli ospiti. Non era come uno zoo. No. Ho sempre odiato gli zoo. Nel vedere questo ranger parlare con tanta passione del meraviglioso mondo selvaggio in cui eravamo, ho pensato che il protagonista maschile del mio libro dovesse essere un ranger. Così è nato Brandon. Quello stesso pomeriggio mi è venuto freddo e sono andata nel negozio di souvenir a comprare una felpa. Verde, con la scritta Gator Park sul petto. Le ragazze in coda si lamentavano per le zanzare che tempestavano la palude. Alcune avevano tacchi alti, vestiti inappropriati per una gita in mezzo ai serpenti. Ho pensato che sarebbe stato divertente se la protagonista femminile fosse l’esatto opposto del ranger burbero amante dei coccodrilli. Così è nata Allison, alla quale, nel libro, ho fatto indossare proprio la felpa che ho comprato al Gator Park.

Titolo: Oltre la tempesta
Autore: Silvia Civano
Editore: Self publishing
Genere: Contemporary romance
Finale: Autoconclusivo
Pagine: 282
Prezzo: 12.00 (Ebook 2,99 o Gratis con KU)

TRAMA
Allison e Brandon non potrebbero essere più diversi tra loro. Ally è una modella ricca e viziata di Milano. Ama gli abiti d’alta moda, i party sfrenati e tutto ciò che è fashion. È cresciuta nella convinzione di essere bella e ammirata da tutti. Bran è un ranger del Gator Park, nelle Everglades. Odia socializzare con le persone. L’unico amico che ha è Franky, il suo coccodrillo e, per qualche motivo, da anni si rifiuta di tornare in città. Vive da solo nella sua casa modesta accanto al parco e non ci pensa nemmeno alle relazioni sentimentali. Due persone che non hanno nulla in comune. Due persone che vivono a quasi cinquemila miglia di distanza. Due persone che però, per una serie di circostanze impreviste, finiscono col trascorrere molto tempo insieme. Wyatt, il padre di Allison, ha un piano in mente per la figlia: vuole allontanarla dal suo mondo di sfarzi per far sì che torni la dolce bambina di un tempo. Per riuscire nell’impresa chiede al fratello Carl di ospitarla le prime tre settimane di dicembre a casa sua, in Florida. Carl guida gli airboat al Gator Park e, per mettere in riga la nipote snob, la affianca a Bran per svolgere mansioni umili e stancanti. Inizia così l’insolita vacanza invernale di Ally: non tra le luci scintillanti di Ocean Drive, a Miami Beach, bensì in mezzo alla palude delle Everglades, tra alligatori e serpenti velenosi. Al posto dello Chanel si deve spruzzare lo spray antizanzare, e al posto di vestiti d’alta sartoria è costretta a indossare shorts e scarponcini. Ma se il primo incontro tra Brandon e Allison non promette nulla di buono, col tempo i due imparano a conoscersi e a mettere in discussione le loro convinzioni. Purtroppo, però, proprio quando le cose sembrano andare per il meglio, il passato di Brandon torna con forza nel suo presente. Come una tempesta tropicale. Una tempesta che rischia di spazzare via ogni cosa, anche la relazione tra Ally e Bran…
«Allora, cosa ne pensi? Sembravi annoiata», disse quando le fu vicino.
Ally lo guardò con sufficienza. «Diciamo che la parte più divertente è stata quando ho scoperto che ti chiami Brandon Brown», lo schernì. «Ma cosa hai fatto ai tuoi genitori per meritarti una simile punizione? Però, a dire il vero, mi è piaciuto anche quando provavi a fare battute. Si vede che odi il mondo, e ti riesce così male la parte del simpatico che risulti quasi tragicomico».
Quello era troppo. Non avrebbe fatto da baby-sitter a una stupida ragazzetta superficiale che si credeva al centro dell’universo. «Non dire una parola di più sui miei genitori» la aggredì, sorprendendola. «Tu non sei nessuno per permetterti anche solo di nominarli». Puntò i suoi occhi su di lei e la guardò con disprezzo. «Sei solo una ragazza viziata, ignorante, che si crede più bella di quanto non sia in realtà. Ma guardati!». Le girò intorno senza mai distogliere lo sguardo. La bocca di lei era socchiusa per la sorpresa. «Ti sei vestita tutta in tiro, come se dovessi andare in discoteca; e sei pure convinta di stare bene. Invece sei solo ridicola così conciata. Con i tacchi alti e le caviglie scoperte in mezzo a una palude». Si fermò. Attorno a loro il silenzio. Nessuno dei suoi amici osò fiatare, nemmeno la cugina. «E il bello è che la cosa più insulsa che vanti non sono nemmeno i capelli bianchi a forma di casco da moto, ma è proprio il tuo atteggiamento. Ti credi superiore agli altri? Beh, per sentirsi superiori, bisogna avere le qualità per esserlo. E tu, fidati, non le hai». Senza darle il tempo di rispondere, si allontanò stringendo le mani a pugno per il nervoso. Poco lontano vide Carl, che aveva ascoltato l’intera conversazione dal retro del gazebo.
«Ti avevo avvisato che le avrei risposto per le rime» gli disse, e lo superò.



I PROTAGONISTI


Allison è una ragazza italo-americana viziata e, in apparenza, frivola. Fa la modella per prestigiose firme di moda e pensa solo alle feste e ai capi da sfoggiare. Il padre, vedendo che rischia di diventare l’esatta copia della moglie, decide di mandarla dal fratello in Florida per il periodo natalizio. Ma lo zio di Ally non vive in una casa a due piani nel centro di Milano. Non ha domestici, né cuochi o giardinieri. Ha una figlia che vuole diventare entomologa e, per questo motivo, i suoi animaletti preferiti sono ragni e insetti di ogni sorta; che tiene in camera come fossero gattini da divano. Allison dovrà quindi sfilarsi i tacchi a spillo per aiutare in casa e dare una mano al Gator Park, dove lavora Brandon… Lui è burbero, asociale. Lavora lì da quando aveva diciotto anni e da allora non si è mai allontanato dal parco. Non ha amici e l’unico collega che rispetta è Carl, lo zio di Ally. Per questo motivo accetta, senza molto entusiasmo, di portarla con sé sul lavoro. Ma c’è un motivo se Brandon è così scontroso col mondo. Ed è il motivo per cui, come vi dicevo nell’intervista, la copertina non poteva essere invasa da colori sgargianti e disegni dalle linee morbide…


“Stiamo arrivando”, diceva il messaggio. Al plurale. Si chiese con chi potesse essere. Carl veniva sempre da solo al lavoro. Ogni tanto lo raggiungeva Kimberly, la figlia, ma di solito veniva per conto suo.
Quando lo vide arrivare non riuscì a credere ai suoi occhi. Dietro di lui camminavano quattro persone. Una era Kim; gli altri tre non li aveva mai visti. Sembravano usciti da una rivista di moda. Due ragazze e un ragazzo sulla ventina. Lui sorrideva continuamente, senza togliere gli occhi di dosso a quella alta con i capelli di un colore bizzarro. Poi c’era una più bassa; indossava un cappello di paglia dal quale spuntavano trecce scure lunghissime. Erano vestite in maniera ridicola. Abiti corti e sandali aperti con il tacco alto. In una palude… Brandon sbatté le palpebre più volte sperando che fosse solo una allucinazione dovuta al caldo. Non potevano davvero essere venute conciate così in un posto pieno di serpenti. Senza contare che erano truccate come domatrici circensi. Ma il cerone almeno era innocuo, le caviglie scoperte potevano essere un problema.
«Bran, non so come ringraziarti», disse Carl quando gli arrivò davanti. «Senza il tuo aiuto, Daniel mi avrebbe ucciso».
Brandon non rispose, troppo scioccato per proferire parola.
«Allora? Noi che ci facciamo qui?», biascicò la bambolina più bassa masticando una chewing gum.
Già, loro che ci facevano lì? Era una domanda più che legittima.
«Lui è Brandon, Mr. Coccodrillo per i turisti più affezionati. Devo un favore a Bran, quindi oggi lo aiuterete ed eseguirete ogni suo ordine». Carl sorrise, amichevole. Poi proseguì con le presentazioni. «Lei è Allison, mia nipote. E loro due sono Fabrizio e Giuditta, i suoi amici di Milano».
La ragazza con i capelli grigi non alzò nemmeno lo sguardo, troppo impegnata a tormentare lo smartphone rosa con le orecchie. Anche gli accessori che maneggiava erano assurdi come lei.
Brandon continuò a guardare quell’insolito trio.
«Bran, tutto bene? Sei rimasto senza parole?», domandò Kimberly con una risatina.
La nipote di Carl alzò finalmente gli occhi. Erano blu. «Capita spesso» commentò, alzando un sopracciglio, compiaciuta.
«Sì. Sono rimasto senza parole, ma non per quello che pensi tu», disse Bran. Non le avrebbe permesso di darsi tante arie, combinata com’era.
«Cosa vorresti dire?», domandò lei con aria di sfida.
«Voglio dire che non me ne faccio niente di due Barbie e un Ken», rispose Brandon sostenendo lo sguardo.



I LUOGHI 

In questo caso l’ambientazione fa da padrona. Per descrivere al meglio flora e fauna delle Everglades ho studiato su quattro atlanti diversi. E la palude delle Everglades è fondamentale, perché Brandon vive in simbiosi con la natura. Ma non solo. L’evoluzione del personaggio di Allison è strettamente collegata alla natura. Il suo cambiamento interiore avviene anche grazie all’ambiente in cui è stata catapultata.



«Ma sei Miss Qualcosa, giusto?».
Lei aggrottò le sopracciglia. «No. Perché?».
«Non sei una modella?», domandò lui mentre ordinava due hamburger con aggiunta di pancetta.
«E allora?».
«E allora voi modelle non partecipate a concorsi di bellezza?».
«Non necessariamente», rispose lei dopo aver sorseggiato la sua coca light. «Non mi piacciono i concorsi di bellezza. Sfilare con un numero sul petto e fare ridicoli balletti per compiacere il pubblico». Scosse la testa. «No. Mi sembrerebbe di essere una scimmietta ammaestrata. Giudicata per l’aspetto, votata per l’aspetto, o scartata per l’aspetto».
Quelle parole sorpresero Bran. Si portò una mano alla mascella, indeciso se continuare quello strano discorso. Una modella che non apprezza i concorsi di bellezza? Lui non ne capiva molto di donne, questo era vero, ma pensò che fosse come un vegetariano che odia gli animali, o qualcosa del genere.
«Ma il tuo lavoro non è proprio questo? Cioè… non è basato tutto sul tuo aspetto?».
Lei lo fulminò con lo sguardo. Aveva occhi molto espressivi, di un bel blu intenso. «Quando sfilo, io sono in secondo piano. Il protagonista è il capo che indosso. È la moda la vera stella, non il mio sedere».
«Ma se non avessi questo sedere, non verresti certo chiamata per sfilare» osservò lui, non riuscendo a evitare di lanciare uno sguardo verso il lato B di Allison.
Ally fece un sorrisetto. «Era un complimento?», domandò mentre ritirava il suo pranzo.
Brandon avvampò. Non era abituato a conversazioni del genere. Non era abituato a conversazioni di nessun genere. Le donne lo guardavano sempre con insistenza; sorridevano, a volte ammiccavano. Lui però non si era mai avvicinato a nessuna di loro. Le piacevano le donne, certo. Ma non era riuscito a superare il trauma che lo aveva portato a isolarsi. A odiare tutti, indistintamente. Bran era un gran casino. Si svegliava in piena notte urlando il nome dei mostri che gli avevano rubato la voglia di scoprire il mondo. Non aveva pazienza con gli esseri umani; sapeva parlare solo con gli animali. Magari le donne potevano essere attratte dal suo aspetto, ma lui era convinto che nessuna lo avrebbe apprezzato per ciò che era. Quale donna sarebbe rimasta vedendo le sue cicatrici? E non solo quelle che aveva sulla schiena… Ecco perché aveva sempre preferito stare alla larga dalle relazioni. Ecco perché non aveva mai vissuto momenti di imbarazzo. Come quello, per esempio. Con Allison che si era seduta al lungo tavolo di legno e aspettava che lui dicesse qualcosa; magari che confermasse di averle fatto un complimento. Due giorni prima le aveva dato della ragazza viziata e ignorante. Aveva insinuato che i suoi capelli somigliassero a un casco da moto, e le aveva detto che si credeva più bella di quanto non fosse in realtà. Come poteva pensare che invece, in quel momento, lui le avesse fatto un complimento? Forse perché era vero. In effetti il suo sedere non era niente male. Ma, una parte di lui lo sapeva, non era il massimo come primo complimento. Magari più tardi le avrebbe detto qualcosa sui suoi occhi. Decise così di non dare troppa importanza a quella frase.
«È un sedere come tanti. Era solo per dire che con il corpo ci lavori».
L’espressione di Allison gli fece comprendere all’istante di aver detto la cosa sbagliata. Lei dilatò le narici e addentò l’hamburger con foga. «Beh, se per tre settimane mi farai mangiare questa roba» iniziò, masticando con la bocca aperta, «di sicuro non potrò più lavorare con il mio corpo». Finì il panino in pochi istanti, e quella reazione lasciò Brandon senza parole.
Era tutto molto più facile quando doveva avere a che fare solo con gli alligatori.


Allora, che ne pensate? Noi siamo parecchio incuriosite! Se vi va di dirci la vostra opinione potete farlo qui sotto nei commenti o scrivendoci sul nostro profilo Instagram @ilsalottodimaryefede in cui siamo sempre attive.

Come sempre, appuntamento a lunedì!




1 commento

  1. Grazie di cuore per avermi ospitata nel vostro angolo da tè letterario :-) Avete montato un bellissimo articolo, complimenti. Spero che Ally e Bran vi terranno compagnia nelle prossime letture. Un caro saluto.
    Silvia

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